Dallo Studio 54 ai deejay virtuali

Dallo Studio 54 ai deejay virtuali

La luce stroboscopica illumina la pista con la sua tipica intermittenza robotica. La mirror ball sta girando, inondando la sala con un mosaico di cromatismi, riflessi in un caleidoscopio di figure.

Una discoteca leggendaria. Negli anni Ottanta esisteva una sola discoteca famosa in tutto il mondo: lo Studio 54, uno spazio in cui musica, spettacolo e trasgressione andavano a braccetto. Era il 26 aprile del ‘77 quando si aprirono le porte del vecchio teatro costruito nel ‘27 nella 54esima strada a Manhattan (da qui il nome che i due proprietari Steve Rubell e Ian Schrager scelsero per il locale). Una storia che continua a riecheggiare.

Oggi, Ibiza. Se ci si sposta a Ibiza, la classica tappa del viaggio di maturità, l’estate è il periodo in cui la movida prende il sopravvento. Tra fine maggio e inizio giugno si apre ufficialmente la stagione delle discoteche: i dj e gli artisti più famosi del mondo fanno pellegrinaggio tra lo Space e l’Amnesia per diffondere la loro arte.

E in Italia? La Capannina di Franceschi, uno dei simboli degli anni ’60, mantiene intatto il suo fascino retrò, rievocando ancora il suo Sapore di Mare. Mentre una capatina in Romagna ci riporta ai giorni d’oggi, con una miriade di proposte capaci di esaudire le richieste degli spiriti più esigenti.

Come stanno oggi le discoteche. Sono state i templi del divertimento. Sono state la grande bellezza degli anni ‘80. Eccessive, sfrenate, magiche. Ci si andava per scatenarsi, collezionare avventure, distrarsi, esibirsi. La vita sociale passava di lì, dalle discoteche disseminate nella Penisola. Mete obbligate per molti fino agli anni 2000, hanno pian piano iniziato a spegnersi fino alla crisi odierna: in 10 anni il numero delle discoteche italiane è crollato da 5.000 a poco più di 2.700. Mettendo in difficoltà un settore che vale complessivamente 7,5 miliardi di euro.

Cos’è cambiato. Eppure la voglia di divertirsi ancora c’è, solo che, con il cambiamento socio culturale e i nuovi meccanismi di fruizione del tempo libero, cambia. Se prima i clienti dei locali erano nottambuli, ora arrivano nelle prime ore della serata, complice la moda dell’apericena.  E se prima la gente spendeva 30 euro per entrare a ballare, ora, con la stessa cifra, vuole mangiare e divertirsi. Le città vivono sempre meno di notte e l’arte di arrangiarsi, nel 2014, non risparmia neppure la movida: ci si incontra in modo più facile, si preferisce l’evento allo spazio sempre uguale, non si hanno soldi – e forse neanche la voglia -, di andare a ballare tutti i weekend. Il “tuz tuz” degli anni ’90 lascia spazio al revival oppure trova seguito nei piatti di celebri nomi del panorama musicale o nel mixer di giovani geek che sperimentano un nuovo modo di fare musica, sincronizzando e miscelando le tracce di due o più iPhone.

Deejay virtuali

E provare con gli ologrammi?  Basterebbe tornare ad investire sull’intrattenimento di qualità, invitando i grandi dj del firmamento musicale e puntando sulla musica.  Ma i cachet delle guest star internazionali sono spesso proibitivi. La tecnologia, in questo caso, può essere d’aiuto: ad esempio, si può proiettare alla console la performance di un famoso dj che si sta esibendo altrove in quel momento. Oppure, utilizzare un ologramma: non si ha a che fare con i deejay e gli artisti in carne e ossa, certo, ma la qualità della proiezione è altissima, tanto da poter essere scambiata per reale. Il progetto è più facile a farsi che a dirsi, basta installare nel locale un dispositivo fisso, del costo di qualche migliaio di euro, e lo show è fatto. Sarebbe un nuovo brillante escamotage per attirare i giovani e rinvigorire l’entusiasmo perduto. Così è accaduto il 18 maggio scorso alla serata dei Billaboard Music Award, uno dei più importanti premi musicali statunitensi, dove Michael Jackson è stato ricordato con un’esibizione musicale in cui è apparso sotto forma d’ologramma. Oltreoceano ci ha pensato Mixify, società con base a Brooklyn che dal 2012 propone lo streaming di musica dance ed elettronica. Nel mercato italiano è attiva Overset, società milanese fondata nel 2012 da Fabrizio Masili.

I sostituti delle disco. La seconda via di salvezza per le discoteche contemporanee può essere adattarsi ad una nuova era. Oggi sono solo state sostituite da locali ibridi, non-luoghi, situazioni atipiche, contenitori che stasera aprono e domani chissà. È la rivincita dei club. Perché? Perché costruire un disco pub costa il 30 per cento in meno rispetto a una discoteca. Come se non bastasse i gestori pagano il 22 per cento di iva sugli incassi, mentre i nuovi esercizi solo il 10 per cento. Silenziose, hanno ricominciato a crescere anche le vecchie feste private, perchè la dimensione intima paga. L’house concert diventa il nuovo evento cool, durante il quale la band suona nel salotto di casa e le performance si possono prenotare a domicilio, come ordinare una pizza. La formula da Stati Uniti e Francia è stata importata anche in Italia, dove è sempre più di moda ospitare nella propria abitazione un gruppo musicale. Circuiti per outsider, insomma, con il vantaggio di un contatto tra pubblico e musicista che più diretto non si può. Come avere il backstage nel soggiorno di casa propria. Se state rimpiangendo i bei tempi che furono, potete consolarvi infine con l’arte. Al tramonto delle discoteche è dedicata l’installazione Nightswimming(della fotografa Giovanna Silva), alla 14° Biennale di Architettura di Venezia. Le fotografie del Piper o del Rolling Stone sono accompagnate dai racconti di Patty Pravo e dei dj più famosi. Per la gioia dei nostalgici.

(Fonte: http://www.bergamopost.it/tendenze/bye-bye-discoteche-dallo-studio-54-deejay-virtuali/)

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