Ologrammi e dj set, così cambiano le discoteche

Ologrammi e dj set, così cambiano le discoteche

Sono state i templi del divertimento. Ci si andava per scatenarsi, collezionare avventure, conoscere e mostrarsi. La vita sociale passava di lì, dalle discoteche grandi e piccole disseminate nella Penisola. Mete obbligate per molti fino agli anni 2000, hanno pian piano iniziato a spegnersi fino alla crisi odierna: in 10 anni il numero delle discoteche italiane è crollato da 5.000 a poco più di 2.700. A Milano ha chiuso un locale su tre e da 113 si è passati a poco più di 70. Ora ci si incontra in modo più fluido, si preferisce l’evento allo spazio sempre uguale, non si hanno i soldi, ma forse neanche la voglia, per andare a ballare tutti i weekend.

Eppure la voglia di divertirsi è ancora lì. Negli ultimi anni si è assistito alla moltiplicazione di locali ibridi, a metà fra disco pub e circoli che così privati poi non sono, più facili da riempire e gestire dal punto di vista economico, ma dove spesso si balla su piste abusive, come avverte Maurizio Pasca, presidente nazionale del Silb (Associazione delle imprese di intrattenimento ballo e spettacolo).

Le strade per non far morire il settore, che vale complessivamente 7,5 miliardi di euro, sono soprattutto due. Cambiare tutto, reinventarsi, offrire al pubblico spazi dove ballare è solo una delle possibilità: è ciò che sta tentando l’Embassy, storico locale riminese dove si esibirono Morandi, Mina, Battisti, Gaber, trasformato dai nuovi gestori, tutti under 40, in uno spazio che oltre alla pista ospita un ristorante, un negozio di abbigliamento e di prodotti enogastronomici, un’area riservata a incontri ed eventi culturali, terrazza e giardino. Oppure investire su intrattenimento di qualità, invitando regolarmente dj di fama nella propria discoteca. Puntando, invece di tagliare come spesso accade, sulla musica, ancora in grado di muovere grandi masse di persone e riempire le sale. Il problema è che i cachet delle guest star, spesso internazionali, sono alla portata di pochi locali: così si ripiega su serate a tema o su dj alle prime armi o investiti del ruolo di pr secondo la formula: “se porti un certo numero di persone puoi suonare”.

Così è nata l’dea di proiettare alla console la performance di un dj famoso che sta avvenendo in quel momento, ma altrove. In questo modo uno spazio, anche piccolo o decentrato, tiene bassi i costi, offrendo intrattenimento di qualità, e il pubblico evita di migrare verso altri locali. Un sistema che, se funzionasse, porterebbe entrate supplementari e massima diffusione agli artisti, la possibilità di proporre un calendario di performance degno delle discoteche più importanti anche nei locali più piccoli e, per i grandi club, quella di far ballare il pubblico, nella medesima serata, sui ritmi di dj di fama internazionale che al momento si trovano a Ibiza o a Sydney.

Per gli appassionati vorrebbe dire ballare sulla musica di star come Avicii senza spostarsi dalla discoteca della propria città e senza pagarne il prezzo. Non si ha a che fare con dj in carne e ossa, certo, ma la qualità degli ologrammi è altissima ed è capace di emozionare e coinvolgere. Così è stato il 18 maggio scorso alla serata dei Billaboard Music Award, uno dei più importanti premi musicali statunitensi, dove Michael Jackson è stato ricordato con un’esibizione musicale in cui è apparso sotto forma di ologramma.

Oltreoceano ci ha pensato Mixify, società con base a Brooklyn che dal 2012 propone lo streaming di musica dance ed elettronica. Il nuovo servizio, nato da poco, si chiama Clubcast e permette di proiettare le performance degli oltre 15mila diversi dj che collaborano con l’azienda in club o eventi di tutto il mondo. La Mixify, che ha ricevuto un finanziamento di 1,8 milioni di dollari per realizzare il progetto, ha già collaborato con artisti come Tommy Trash, Bassjackers e Firebeatz, e realizzato eventi in streaming a Buenos Aires e alle Isole Cayman. L’obiettivo è diffondere Clubcast negli Stati Uniti, Europa, Australia, e sopratutto Asia, da dove arriva la domanda di dj di alto livello.

Nel mercato italiano – e non solo – è già attiva Overset, società milanese fondata nel 2012 da Fabrizio Masili, 31 anni, con altri due soci. La differenza rispetto a Clubcast è soprattutto una: mentre la società statunitense propone la proiezione del dj in due dimensioni, Overset farà apparire in console il suo ologramma cinematografico, con un risultato decisamente più realistico. Basta installare nel locale un dispositivo fisso, del costo di qualche migliaio di euro, che permette la rappresentazione del dj e poi acquistare dal sito della società le singole performance, della durata di 80 minuti, degli artisti del pacchetto Overset, tra i 20 migliori del panorama rap ed elettronico. Inaugurato nell’estate 2013 sulla nave dei giovani di MSC Crociere, con gli ologrammi dei dj di M2o Renée la Bulgara e Giorgio Prezioso, la Overset è al lavoro per presentare entro agosto il suo progetto con un grande evento nazionale. La presenza dei dj in Overset è confermata anche sulle navi dei giovani MSC 2014 e già 15 locali, da Cagliari a Pavia, da Verona ad Alessandria, hanno installato il dispositivo. Così si risponde alla crisi del settore alzando il livello dell’intrattenimento e non i costi. Una strada che vale la pena tentare.

( Fonte: http://www.wired.it/play/musica/2014/07/15/ologrammi-e-dj-set-cosi-cambiano-le-discoteche/)

testo di Alexis Paparo

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